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  <title>Lo scavo archeologico - Il ritrovamento</title>
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</head>

<body>
<immagineIntestazione width="450" height="54">
  <src>immaginiStruttura/barraScavo.jpg</src>
  <alt>Lo scavo archeologico</alt>
</immagineIntestazione>

<immagineIntestazione width="616" height="82">
  <src>titoliSezioni/ritrovamento.jpg</src>
  <alt>Il ritrovamento3</alt>
</immagineIntestazione>


<notizia id="pi1" lang="en">
  <titolo>The Museum of Ancient Shipping.</titolo>
  <corpo>
    <testo>
      Four well-preserved Roman ships have been found in Pisa, Italy, by builders digging 
      the foundation for new offices at one of the city's train stations. 
      Following Italian law, work was suspended and archaeologists were called 
      in after the first ship was discovered. 
      Moving quickly because construction could not resume until 
      they were done, excavators found three more ships, cargo and 
      other artifacts, and part of an ancient quay.
      One hull, 46 by 20 feet, is in particularly good condition. 
      &quot;The wood seems to have been buried almost yesterday,&quot; says a project volunteer. 
      &quot;The planking is still fastened to the frame with copper nails.&quot;
    </testo>
  </corpo>
</notizia>

<notizia id="pi2" lang="en">
  <corpo>
    <testo>
      Potsherds found nearby date the ship to the mid-second century A.D. 
      According to project director Stefano Bruni of the Archaeological 
      Superintendency of Tuscany, the design of the hull suggests that it is   
      a warship. 
      If this is the case, says Bruni, &quot;it will be the first known imperial 
      warship whose structure survives relatively intact, contributing
      immensely to knowledge of the Roman fleet.&quot;
      This ship was empty, but the cargo of another vessel, 
      dating from the first century B.C., was nearly intact. 
      Amphoras (two of which were stolen from the excavation) contained a 
      liquid residue (possibly wine); remains of cherries, plums, and olives; 
      as well as sand from the Bay of Naples. Another freighter's hull was 
      very well preserved, but no cargo was found. Near a fourth, smaller boat, 
      a wicker basket, a leather sandal, and a coil of rope were discovered.
    </testo>
  </corpo>
</notizia>

<notizia id="ritrovamento" lang="it">
  <titolo>Lo scavo archeologico delle antiche navi.</titolo>
  <corpo>
    <testo>
      Nel corso dei lavori per la realizzazione delle fondazioni di un nuovo 
      centro direzionale delle Ferrovie dello Stato, nell'area della stazione 
      di &quot;Pisa San Rossore&quot;, a poco più di cinquecento metri 
      in linea d'area dalla piazza del Duomo, nei primi giorni di dicembre 
      del 1998 sono stati riportati in luce i resti del <b>porto urbano della 
      città etrusca e romana</b>.
    </testo>
  </corpo>
</notizia>

<notizia id="conservazione" lang="it">
  <corpo>
    <testo>
      Una serie di circostanze casuali, come la presenza di una copiosa acqua 
      di falda superficiale e l'assenza di ossigeno nei livelli sabbiosi, 
      hanno permesso ad una rilevantissima serie di reperti archeologici di 
      giungere fino a noi.
    </testo>
  </corpo>
</notizia>

<notizia id="reperti" lang="it">
  <corpo>
    <a href="c_ritrovamentonotturno.htm" title="Il ritrovamento di notte">
      <immagine width="300" height="197" align="left" border="0">
        <src>immaginiArcheologia/PSR3-Area-totale-notturna.jpg</src>
        <alt>Vista del ritrovamento di notte</alt>
      </immagine>
    </a>
    <testo>
      Lo scavo condotto dall'equipe della Soprintendenza ai Beni Archeologici 
      della Toscana, con i resti delle sue almeno sedici imbarcazioni (di cui 
      otto in corso di scavo), il loro carico, le strutture portuali (moli, 
      un pontile, una palizzata frangiflutti), di epoche diverse e in ottimo 
      stato di conservazione, si configura come un unicum nel panorama dei ritrovamenti 
      archeologici almeno degli ultimi cento anni.
    </testo>
    <testo>
      I reperti individuati fino ad oggi ci permettono di <b>documentare la 
      vita del porto pisano nell'arco di 10 secoli</b> (dal V sec. A.C 
      al V. sec. D.C.)
    </testo>
  </corpo>
</notizia>

<notizia id="scoperta" lang="it">
  <corpo>
    <testo>
      Già nel <b>1997</b> in quest'area fu eseguita 
      una serie di <b>saggi</b> che a causa della copiosa acqua di falda superficiale 
      non avevano potuto raggiungere i livelli più profondi e si erano 
      limitati ad individuare, al di sotto dello strato antropico moderno, i 
      resti del catasto rinascimentale e - limitatamente al settore più 
      meridionale - consistenti tracce della centuriazione di età
      imperiale.
    </testo>
    <testo>
      A partire dalla fine del novembre 1998 l'impianto del sistema logistico 
      del cantiere FF.SS. ha permesso di raggiungere i livelli più profondi. 
      Si è cosi giunti nei primissimi giorni del <b>dicembre 1998</b> 
      alla scoperta del <b>primo relitto</b>, in parte tagliato dal sistema 
      di palancole e well points che consente di operare.
    </testo>
  </corpo>
</notizia>

<notizia id="cantiere" lang="it">
  <corpo>
    <a href="c_ritrovamentourbano.htm" title="Il ritrovamento urbano">
      <immagine width="256" height="190" align="right" border="0">
        <src>old/INSERIMENTO-URBANO-t.jpg</src>
        <alt>Inserimento Urbano</alt>
      </immagine>
    </a>
    <testo>
      Al frequentatore abituale di scavi archeologici, l'aspetto del cantiere 
      archeologico di Pisa San Rossore apparirà, quanto meno, inconsueto: 
      disceso da una scaletta fino alla profondità di cinque metri, si 
      ritroverà in un recinto di ferro, ad ammirare i relitti che emergono 
      isole di terra in un mare uniforme di cemento. Tutto questo necessita 
      di una spiegazione: il &quot;recinto&quot; che coincide con il perimetro 
      di quello che doveva essere il costruendo edificio delle FFSS, è 
      in realtà un palancolato, formato da elementi modulari di 11 metri, 
      conficcati nel terreno allo scopo di &quot;tagliare&quot; l'acqua di falda e di 
      eliminarla grazie ad un sistema di pompe well point. Quello 
      che poi appare ad un primo sguardo come cemento, è in realtà 
      un impasto di malte, estremamente tenero e quindi facilmente rimovibile, 
      gettato sul terreno alla profondità di cinque metri, per evitare 
      all'acqua di risalire e rendere il terreno impraticabile.
    </testo>
    <testo>
      Essendo i relitti venuti in luce tutti più o meno al limite della 
      quota di sicurezza, si è reso necessario cercare di delimitarne 
      i contorni per posizionare attorno ad essi un secondo palancolato che 
      permettesse di scendere ad una maggiore profondità. Si sono venuti 
      in tal modo a creare dei settori di scavo, ognuno dei quali ospita al 
      suo interno uno o più relitti. 
    </testo>
  </corpo>
</notizia>

<notizia id="settori" lang="it">
  <titolo align="left">I settori di scavo</titolo>  
  <corpo>
    <immagine width="270" height="525" align="right">
      <src>immaginiArcheologia/planimetria.jpg</src>
      <alt>Planimetria</alt>
    </immagine>
    <testo>
      <b>L'Area 1</b> situata al limite nord-est, ospita il primo relitto venuto alla 
      luce, la <b>nave oneraria A</b>; ritenuta in un primo momento un caso 
      isolato, le Ferrovie decisero, d'accordo con la Soprintendenza, di 
      spostare il perimetro stesso dell'edificio di 8 metri verso sud, 
      e lasciare agli archeologi il tempo e il modo di scavare con tutta tranquillità. 
    </testo>
    <testo>
      <b>Le Aree 2 e 3</b> sono comprese all'interno di un recinto di palancole 
      assieme all'area 1; all'area 3 è pertinente il <b>relitto 
      B</b>, all'area 2 <b>l'imbarcazione F</b>, la &quot;<b>piroga</b>&quot;, 
      mentre al confine fra i due settori, confine artificiale creato per motivi 
      pratici di rilievo e documentazione, troviamo la<b> Nave E</b>. <br />
      <b>L'Area 4</b> al centro dell'area generale di scavo, comprendeva 
      in un primo momento solo due strutture lignee, rinvenute a quota -4.50 
      metri circa. Queste nel proseguire degli scavi si sono rivelate pertinenti 
      ad un'unica struttura, un barcone da pesca di notevoli dimensioni, detto 
      nave C.
    </testo>
    <testo>
      <b>L'Area 5</b>, a nord dell'area generale di scavo, ospita 
      all'interno del proprio palancolato la <b>nave D</b>. Al di sotto 
      di essa sono state individuate almeno altre due imbarcazioni.
    </testo>
  
    <immagine width="300" height="198">
      <src>immaginiArcheologia/NAVE_D.jpg</src>
      <alt>Immagine di una nave</alt>
      <descrizione>La nave D al momento del ritrovamento</descrizione>
    </immagine>
  </corpo>
</notizia>

<notizia align="center" id="naveEllenistica" lang="it"> 
  <corpo>
    <testo>
      <b>L'Ampliamento sud</b>, costituiva la rampa di accesso ai mezzi 
      meccanici ed è stato quindi l'ultimo settore ad essere scavato, 
      e l'unico dove lo scavo è stato concluso. Di forma stretta 
      e allungata, è stato suddiviso in tre sotto settori, denominati 
      1, 2 e 3, contenenti rispettivamente i resti della <b>nave ellenistica</b>, 
      il molo e la palizzata frangiflutti.
    </testo>
    <immagine width="300" height="209">
      <src>immaginiArcheologia/NAVE_D_BN.jpg</src>
      <alt>La nave D</alt>
      <descrizione>La nave D</descrizione>
      <autore>Foto Gianni Berti - CoIDRA</autore>
    </immagine>    
  </corpo>
</notizia>

<notizia align="center" id="area3" lang="it">
  <titolo>Lo scavo e la documentazione</titolo>
  <corpo>
    <immagine align="right">
      <src>immaginiArcheologia/PSR3-Area-3.jpg</src>
      <descrizione>L'area 3</descrizione>
      <autore>Phillippe Plailly</autore>
      <concessione>Eurelios - press agency</concessione>
    </immagine>
  </corpo>
</notizia>

<notizia align="center" id="metodoStratigrafico" lang="it">
  <corpo>
    <testo>
      Il metodo di scavo adottato è stato 
      naturalmente per tutte le aree quello <b>stratigrafico</b>, ulteriormente 
      perfezionato per la grande mole di materiali rinvenuti.
    </testo>
  </corpo>
</notizia>

<notizia align="center" id="metodologie" lang="it">
  <corpo>
    <testo>
      Per quello che riguarda la metodologia, 
      è cercato di privilegiare, all'interno dei settori, lo<b> 
      scavo in estensione</b>, tranne nei casi in cui motivi di sicurezza della 
      struttura lignea ha reso necessaria l'applicazione di metodologie 
      diverse come ad esempio nell'area 5, in cui si è dovuto operare 
      per saggi alternati, lasciando un risparmio di terreno fra l'uno 
      e l'altro, a causa della posizione della nave, rinvenuta rovesciata, 
      priva della chiglia e fortemente inclinata verso nord. Questo ha permesso 
      di poter puntellare la struttura in modo che non creare pericoli di collasso. 
    </testo>
    <testo>
      Per quello che riguarda lo scavo e la documentazione grafica dei relitti 
      la metodologia è invece più complessa, determinata dalla 
      necessità di un'immediata resinatura a scopo conservativo: 
      si è così operato in &quot;equipe&quot;, con squadre alternate 
      a rotazione di archeologi, rilevatori e resinatori: lo strato era scavato 
      per piccole porzioni, mettendo in luce le parti corrispondenti del relitto 
      sottostante; queste venivano rilevate ed in seguito, dopo il collaudo, 
      sottoposte al procedimento di resinatura; è chiaro che con questo 
      metodo si è privilegiato il parametro della sicurezza a scapito 
      di una visione globale.
    </testo>
    <testo>
      Per quanto riguarda la documentazione grafica, precluso il rilievo fotogrammetrico, 
      la scelta obbligata è stata quella del rilievo strumentale, che 
      permetterà sia una restituzione bidimensionale dell'oggetto 
      rilevato, sia la realizzazione di modelli tridimensionali digitali. Ogni 
      singolo relitto quindi può essere ricostruito virtualmente.
    </testo>
  </corpo>
</notizia>

<notizia id="scavoE">  
  <corpo align="center">
    <immagine width="492" height="306">
      <src>immaginiArcheologia/Pisa-e-scavo.jpg</src>
      <alt>Scavo E</alt>
    </immagine>
  </corpo>
</notizia>

<bibliografia>
  <titolo>Sullo scavo si veda per ora</titolo>
  
  <riferimento>
    <autore>S. BRUNI</autore>
    <sezione>Appunti preliminari sullo scavo nell'area del complesso 
        ferroviario di &quot;Pisa-San Rossore&quot;</sezione>
    <libro>in Le navi antiche di San Rossore</libro>
    <luogoPubblicazione>Firenze</luogoPubblicazione>
    <dataPubblicazione>1999</dataPubblicazione>
    <pagine>11 s.</pagine>
  </riferimento>

  <riferimento>
    <autore>S. BRUNI</autore>
    <sezione>Pisa, il porto urbano e i relitti del complesso ferroviario 
        di &quot;Pisa-San Rossore&quot;</sezione>
    <libro>Appunti su uno scavo ancora in corso, 
        in Bollettino Storico Pisano LXIX</libro>
    <dataPubblicazione>2000</dataPubblicazione>
    <pagine>p. 275 s.</pagine>
  </riferimento>
  
  <riferimento>
    <autore>S. BRUNI</autore>
    <sezione>il porto urbano di Pisae e i relitti del complesso ferroviario 
        di &quot;Pisa-San Rossore&quot;</sezione>
    <libro>il porto urbano di Pisae e i relitti del complesso ferroviario 
        di &quot;Pisa-San Rossore&quot;</libro>
    <luogoPubblicazione>Firenze</luogoPubblicazione>
    <dataPubblicazione>2000</dataPubblicazione>
    <pagine>p. 21 s.</pagine>
  </riferimento>

  <riferimento>
    <autore>S. BRUNI</autore>
    <sezione>Porti e approdi di Pisa. Nuovi dati alla luce degli scavi 
        nell'area del complesso ferroviario di &quot;Pisa-San Rossore&quot;</sezione>
    <libro>in corso di stampa nel volume Naxos 999. Archeologia subacquea, Atti della 
        rassegna internazionale Giardini di Naxos</libro>
    <dataPubblicazione>29-31 ottobre 1999</dataPubblicazione>
  </riferimento>
  
  <riferimento>
    <autore>S. BRUNI</autore>
    <sezione>Die Hafen von Pisa</sezione>
    <libro>in In Poseidons Reich, Atti della Sesta Conferenza</libro>
    <dataPubblicazione>3-4 Marzo 2001</dataPubblicazione>
  </riferimento>
  
  <riferimento>
    <autore>S. BRUNI</autore>
    <sezione>The Urban Port of Pisae and the Wrecks of the &quot;Pisa-San 
      Rossore&quot;</sezione>
    <libro>in The Ancient Ships of Pisa, catalogo della mostra United 
      NationsBuldings</libro>
    <dataPubblicazione>2001</dataPubblicazione>
    <luogoPubblicazione>New York</luogoPubblicazione>
    <pagine>p. 66s.</pagine>
  </riferimento>
  
</bibliografia>


</body>
</pagina>

